Cambiare lavoro a 40 anni, con un figlio piccolo, durante una pandemia e per giunta lasciando un contratto a tempo indeterminato.
Se pensi che sia folle, non ti biasimo.
In compenso però ti chiedo di prenderti del tempo per leggere cosa sto per scrivere. Potrebbe farti cambiare idea.
Sei pronto? Iniziamo.
Non parlerò male del mio ex datore di lavoro
Se pensavi che questo potesse essere un articolo di sfogo verso il mio ex datore di lavoro, mi spiace deluderti.
In primis perché non credo sia eticamente corretto e in secondo luogo perché non amo perdere tempo inutilmente.
Ti faccio brevemente un quadro della situazione.
Nel 2017 accantono la mia professione di web designer dopo undici anni di attività.
Il motivo?
Semplicemente perché mi viene proposto un contratto di lavoro subordinato in tutt’altro settore.
Dopo un’attenta analisi e la convinzione (errata) di riuscire a portare avanti le due cose, mi rendo conto troppo tardi che questo non è umanamente possibile.
Di colpo mi ritrovo proiettato in un mondo piatto che limita la mia creatività.
Possibilità di crescita professionale: nulla.
Passano gli anni, divento papà, e finalmente nel 2020 subentra un’altra agenzia.
Tutto cambia.
Nuovi stimoli, la fiducia incondizionata dell’agenzia, una posizione di vertice nell’organigramma, l’auto di servizio, ecc, ecc.
Tutto idilliaco, ma come dice sempre mio papà: “tutto ciò che sale è destinato a scendere, prima o dopo”.
Incomprensioni e il ritorno alla libertà
All’inizio del 2021 cominciano una serie d’incomprensioni con il mio ex datore di lavoro, che portano dapprima a un raffreddamento del rapporto tra le parti e poi a una rottura definitiva.
Le condizioni per tornare al lavoro cessano di esistere, e quindi l’agenzia decide di licenziarmi per una serie di assenze ingiustificate.
Tornando per un attimo a ciò che dice mio padre al riguardo delle ascese e delle cadute, a me viene in mente una frase del film “La Haine” diretto da Mathieu Kassovitz e con protagonista Vincent Cassel:
“Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio”
La Haine
Mettiamo un secondo le cose in chiaro: io non sono uno sprovveduto.
Anzi, sono talmente paranoico su certi aspetti che difficilmente mi si riesce a cogliere impreparato.
Motivo per il quale avevo pronto il mio paracadute per effettuare un atterraggio morbido.
Infatti ti sto spiegando come cambiare lavoro a 40 anni non sia una tragedia.
Se hai un piano ben preciso per il tuo futuro, prendere questa decisione può essere addirittura una liberazione.
La vera motivazione per cui ho deciso di cambiare lavoro a 40 anni

Mio figlio.
Si lo so, ti sembrerà assurdo, ma è mio figlio la vera motivazione per cui ho deciso di cambiare lavoro a 40 anni.
Ti spiego.
La mia famiglia mi ha cresciuto ripetendomi che non avrei mai dovuto abbassare la testa davanti a nessuno.
Soprattutto davanti a chi prova a sminuirti gratuitamente.
Te la faccio più semplice.
Avrei potuto tranquillamente “legare l’asino dove vuole il padrone”, ma non è da me. Potevo farmi andare bene tutta una serie di situazioni lavorative a me poco inclini, per tenermi il posto di lavoro.
Poi, da tradizione famigliare, un giorno avrei dovuto dire a mio figlio di non abbassare mai la testa davanti a chi ti dice di farlo.
E l’avrei dovuto dire sapendo di mentire.
Io non sono così, e sono lieto di deludere chi pensava lo fossi.
La mia vita adesso che ho deciso di cambiare lavoro a 40 anni
Tu forse non ci crederai, ma sono tornato a vivere. Tutto ciò che prima era cupo ora è tornato a splendere.
In realtà la cosa che mi ha sconvolto di più è stato scoprire che, a causa del poco tempo a disposizione, stavo perdendo gli anni più belli con mio figlio.
In pratica lo vivevo un paio d’ore al giorno.
Adesso tutto è cambiato.
Ho ripreso a fare il web designer freelance, che poi è una delle mie passioni. Questo mi permette di lavorare nei ritagli di tempo in cui mio figlio non c’è.
In pratica ho messo in cima alle mie priorità il ruolo di padre, e poi tutto il resto.
Tornando al mio lavoro, mi basta una connessione a internet per poter creare, il che mi porta a farlo dai posti più improbabili.
Sai, non essere vincolato da orari e da un luogo specifico per lavorare può donare una soddisfazione enorme.
Tutto questo mi permette di godermi la mia famiglia, che non c’è giorno che non ringrazi per aver creduto nella mia visione delle cose e nella mia scelta di cambiare vita.
Si perché a differenza di quanto tu possa magari pensare, non ho mai avuto la benché minima paura di ciò che sarebbe avvenuto dopo aver lasciato il lavoro che facevo.
“Quando si è determinati, l’impossibile non esiste”
Yamamoto Tsunetomo
Ah, dimenticavo: ho anche ripreso ad andare in skate, che è una delle cose che mi ricorda quanto sia libero dalle catene che mi ero auto-imposto.

Ringraziamenti
Ci sono alcune persone che mi hanno sostenuto e seguito durante tutto questo percorso evolutivo.
Sono persone che mi hanno soprattutto sopportato e che è giusto ricevano il giusto tributo.
Innanzitutto la mia famiglia che ha capito l’importanza del momento quando gli feci presente che avrei voluto cambiare lavoro a 40 anni.
Il mio avvocato Salvo, che sarà colui che leggerà la bozza di questo articolo prima che venga pubblicato.
Gabo, il mio miglior amico, che ha saputo prevedere prima di tutti gli altri quali sarebbero state le mie decisioni. Del resto io e lui sappiamo bene che “il 60% delle volte, funziona tutte le volte”. 😉
PS: “Cazzo Gabo, abbiamo vinto il Fantacalcio!!! Corro, Corro!!!”
Infine mio padre e mia madre. Senza di loro, quelli che sono i valori che mi contraddistinguono non avrebbero esercitato un peso così importante nella mia scelta di vita.
Se ti sei ritrovato in una situazione simile, hai intenzione di prendere una decisione del genere o vuoi semplicemente dire la tua, sentiti libero di scriverlo nei commenti.
Resta connesso. Alla prossima!
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È stata un’esperienza fantastica. Grazie mille!